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Otte Hans
Das buch der klange I-XII
R.van Raat
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| recensione di OrsodellaBruma (2014-11-03 14:52:45.0 da 188.218.103.16) |
| "Das Buch der Klange" (Il Libro dei Suoni) di Hans Otte (1926-2007), viene considerata come una delle più belle e originali pagine pianistiche del XX secolo. Si tratta di una sorta di minimalismo europeo che trae le sue origini dallo stile di Terry Riley, ma senza estremizzarne il contenuto puramente ripetitivo della musica di quest'ultimo. Non per nulla, all'interno del "Das Buch", vi ritroviamo echi e reminiscenze che appartengono all'arte di Debussy, ma anche provenienti dalle opere pianistiche di Ravel e Messiaen. Il suono che ne scaturisce non è determinato dal mero e semplice gusto della sonorità d'effetto, ma trasmette emozioni, propensione melodica, ma anche onirica, con quella inframmezzata ricerca del silenzio, posta, non casualmente, all'interno delle frasi di ognuno dei dodici movimenti che compongono il lavoro. C'è una delicatezza quasi soffusa e autunnale che si mostra ben lontana dalle martellanti sperimentazioni ripetitive di certo minimalismo americano anni settanta. Hans Otte, tedesco di Germania, nacque a Plauen, quinta città per importanza della Sassonia, e si avvalse di una pregevole formazione musicale, studiando composizione con Paul Hindemith e tecnica pianistica con Walter Gieseking. L'interprete Ralph van Raat, esegue quest'opera con dolcezza ed intelligente sensibilità , mostrando una particolare predilezione per un sapiente fraseggio, determinato anche da scelte agogiche per nulla convulse. Davvero un bel disco. |
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